È morto Mino Damato

È morto a 72 anni il giornalista televisivo Mino Damato. Il decesso è avvenuto venerdì, ma la famiglia ha diffuso la notizia solo due giorni dopo. Damato era nato a Napoli il 1° dicembre 1937. «Mino era un uomo che guardava in alto cercando la sua luna senza fare come quelli che si fissano il dito», ha detto la famiglia in un comunicato.

Entrò alla Rai nel 1968, fu inviato in zone di guerra (Vietnam, Cambogia, Afghanistan) e fece parte della redazione del Tg1. Nel 1985-1986 condusse una particolare edizione di Domenica In, trasformando il tradizionale spettacolo della domenica pomeriggio di Rai 1 in una trasmissione più giornalistica e divenne celebre una sua camminata in diretta sui carboni ardenti. Tra il 1988 e il 1990 condusse la trasmissione di cultura, mistero e attualità Alla ricerca dell’Arca.

Negli anni Novanta lasciò la televisione e si diede alla politica e all’impegno civile con la creazione della Fondazione bambini in emergenza. Adottò una bambina romena affetta da Aids che morì alcuni anni dopo.

Ho un ricordo di Mino legato alla mia giovinezza. Una trasmissione per la TV dei ragazzi di cui oggi non si può non sentire la mancanza, “Avventura”. Una specie di Quark per i più piccoli. Condotto in maniera gentile e asciutta come del resto Mino ha condotto la sua vita lavorativa e privata. L’ho incrociato per sbaglio una decina di anni fa all’aeroporto di Ronchi dei Legionari. Avrei voluto fermarlo,sentire dalla sua viva voce cosa ne pensava della nostra televisione, del giornalismo attuale, della politica…..poi come sempre la fretta e il pudore che traspariva dal suo modo di fare, non mi ha dato il coraggio di disturbarlo. Nonostante i detrattori continuo a pensare che la “Domenica In” più intelligente di tutti i tempi l’ha condotta proprio lui. Era un uomo come ormai, in quest’ambito (Televisione e spettacolo) non ce ne sono più.
In questa estate che ci porta via sempre più pezzi della nostra storia personale, personaggi e volti che ci hanno accompagnato per gran parte della nostra vita, un ultimo pensiero e un saluto a Mino che continui il suo personale viaggio nella ricerca ed esplorazione che tanto l’hanno affascinato in vita.

Ho scoperto che anch’io faccio parte di una anomalia

Ho scoperto che anch’io faccio parte di una anomalia e per questo voglio condividere questa riflessione di Michele Serra. Come dire, io non stò politicamente da nessuna parte, mi considero solo un libero pensatore.

Graziano

Il Tar del Lazio snobba il decreto legge firmato da Napolitano. Vergognoso!

Il Tar ha bocciato l’ammissione della lista Pdl della provincia di Roma per le elezioni regionali nel Lazio. I giudici amministrativi quindi hanno ritenuto ininfluente il decreto salva liste varato dal governo e firmato dal Presidente della Repubblica, che voglio ricordare è il capo dei giudici.

Burocrati, giudici e Quirinale , tutti contro tutti. Sicuramente è in atto un accanimento feroce contro il partito di maggioranza italiano. Un golpe nemmeno tanto sottile a suon di decreti e carte bollate. Vergognoso! Eppure per identici errori formali nella presentazione delle liste i giudici hanno respinto le firme per Roberto Formigoni e passato quelle per il candidato Pd, Filippo Penati.

Il respingimento del Tar del Lazio è la prova provata della collusione tra giudici e sinistra. Non è una teoria Berlusconiana ma una quasi certezza visto che Anna Argento, che è già diventata una star su Facebook, grazie al popolo viola che l’ha adottata: è uno dei giudici di Roma che hanno bocciato le liste del Pdl. Per la cronaca: nel suo ufficio c’è un ritratto di Che Guevara. Per carità ognuno ci può mettere quello che vuole e l’immagine di Che Guevara non è sicuramente reato, ma denota poca serietà in un ufficio aperto al pubblico. Forse Che Guevara è più decorativo di un crocifisso. Che l’attività politica della signora sia molto vivace lo dimostrano quattro interventi a Radio Radicale. L’emittente di Marco Pannella l’ha sentita anche molto recentemente, il 16 febbraio, sul processo in corso a Roma contro i generali sudamericani accusati di aver ucciso desaparecidos italiani. Altri due interventi hanno riguardato sempre i desaparecidos. Un quarto, nel 2002, il processo Imi Sir Lodo Mondadori. Risulta dal sito di Radio Radicale che Anna Argento fu sentita «in qualità di teste». Insomma una affezionata di una radio comunque di partito.
Per quanto riguarda la disparità di trattamento tra PD e PDL vi rimando a questo link quanto mai interessante.
Ora, credo che sia importante ribadire quanto ho scritto precedentemente a margine di questa ignobile farsa. Tutti i cittadini hanno diritto a manifestare il proprio voto e questo diritto non può essere negato da timbri, bolli e cavilli. Se le regole impediscono tale diritto devono essere cambiate e devono concorrere a questo cambiamento tutte le parti in causa, maggioranza e opposizione. Qui sono in pericolo le basi della democrazia. Quanto accaduto è un episodio gravissimo che potrebbe causare una degenerazione non solo del confronto politico ma anche dell’ordine pubblico.

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Approposito di liste elettorali

Piaccia o meno quanto fatto dal presidente Napolitano in relazione alla riamissione del Pdl alle elezioni regionali è sostanzialmente corretto. Solo un pazzo o un antidemocratico può pensare di vincere a tavolino e senza un confronto. Questo vale oggi per il Pdl, potrebbe valere un domani per il Pd. Esistono delle regole è vero, ma il limite in casi estremi (e questo lo è) possono a discrezione della massima carica dello stato essere spostate per permettere il regolare svolgimento del più democratico diritto dei cittadini, il voto. Non si può negare alla maggioranza del paese il diritto al proprio consenso o dissenso. E’ proprio nel segreto dell’urna che ogni cittadino potrà esprimere il proprio parere. Considero le manifestazioni di protesta più o meno colorate di questi giorni e di quelli a venire come un ennesimo tentativo di destabilizzare l’attuale situazione politica con moti di piazza anzichè con lo strumento civile del voto. Per cambiare veramente le cose alle prossime elezioni si dovrebbe recare il cento per cento dei cittadini elettori, per dare un taglio alla stagione degli odii, dei complotti, dei finti o veri golpe e ribaltoni. Chi vince vince e chi perde si metta da parte, in silenzio, a ricostruire la propria credibilità politica.

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Ci mancava solo il popolo viola

Ci mancava solo il popolo viola, che se non fosse per il colore mi ricorderebbe i puffi, ma loro almeno sono blu, colore molto più simpatico. Personalmente come tutti i lavoratori dello spettacolo non amo il viola. Non lo porterei mai. Non amo nemmeno questo tipo di manifestazioni ed esternazioni, qualunque colore politico abbiano. Mi ricordano i risibili girotondi di morettiana memoria. In Italia qualche cosa non va? Ci si inventano parate carnevalesche multicolori e giù tutti in piazza…….possibilmente facciamolo di sabato o domenica, così abbiamo risolto il problema di cosa fare durante il week end. Andiamo a farci un giro a Roma, da quando c’è stata una famosa marcia, è diventato l’unico modo per andare a mettere in piazza le frustrazioni di chi non riesce a comandare per pochezza e incapacità. No io no ci stò. Viola, verdi, rossi, neri, i colori sono belli per disegnare, non per riscrivere la storia. Cito testualmente: Il viola è il colore dei paramenti liturgici usati nei periodi di purificazione penitenziale . Durante i 40 giorni quaresimali, nel Medioevo venivano vietati tutti i tipi di rappresentazioni teatrali e di spettacoli pubblici che si tenevano per le vie o le piazze delle città.
E’ proprio il colore sbagliato per far valere le cause perse.

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“I figli dovrebbero lasciare casa a 18 anni per legge”. Brunetta ci sei o ci fai

Alle volte resto senza parole ad ascoltare le dichiarazioni di ministri e uomini politici di qualsiasi schieramento essi siano.
L’ultima esternazione è del ministro Brunetta. “I figli dovrebbero lasciare casa a 18 anni per legge”.
Non è pensabile che un politico con la sua carica se ne venga fuori con queste assurdità. Lei meglio di me saprà che se i figli sono ancora a casa dopo i trent’anni, in linea di massima è perchè potersi permettere un’appartamento oggi come oggi è proibitivo. Affitti esagerati, mutui difficilmente concessi, lavoro inesistente, prospettive nulle.
Siamo in una situazione preoccupante. Le vecchie generazioni hanno provato la guerra, noi viviamo in guerra tutti i giorni. Guerra per il lavoro, guerra per sopravvivere alle truffe, alle tasse, alla crisi mondiale, nazionale, locale. Insomma questa non è vita. Se non ci fossero le famiglie a supportare questo disastro, non so dove saremmo. Ci sono paesi più evoluti del nostro ( vedi ad es. la Svezia) che ai giovani di 18 anni garantiscono un affitto per un appartamento (di proprietà dello stato) e un lavoro.
Non credo che lei ministro può fare altrettanto. Il nostro paese non è così ben strutturato. Le paghe qui da noi, realmente non superano i 1000 euro. Se poi sbagliamo a fare una dichiarazione dei redditti ci troviamo come se niente fosse sanzioni dai 4000 euro in su…….le pare normale?….. a me pare un furto legalizzato.
Ne conosco di famiglie distrutte dal cappio fiscale, se non ci fossero i famigliari un giovane non ne verrebbe fuori, mi creda. Si mette mano sempre più spesso ai risparmi di una vita di genitori e nonni. Le sembra giusto?.
Incominciate a garantire lavoro e case e poi ne riparliamo. Lei nel frattempo continui pure a preoccuparsi che ogni italiano abbia il suo bell’indirizzo di posta elettronica certificata per dialogare con lo stato. Mi auguro che gli italiani non la usino per scrivere tutto il dissenso provato a leggere dichiarazioni del genere.
A proposito di posta certificata. Visto che la stragrande maggioranza degli italiani, in particolar modo pensionati, non ha il computer me lo spiega cosa se ne fanno della e-mail? E’ come regalare uno specchietto retrovisore a chi non ha la macchina. Complimenti.
Consiglio vivamente di concentrare gli sforzi non su giovani o meno giovani che se ne stanno a casa, ma per mandare a casa i politici che invece di pensare ai reali bisogni del nostro paese passano le loro giornate ad esternare assurdità.

L'odio su internet deve finire

E’ realmente stupefacente che dopo pochi minuti dalla vile e vigliacca aggressione al presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, in internet, su facebook, nei blog e in vari siti, si sia scatenata una ridda di commenti di felicità, giubilo e addirittura esaltazione per quanto accaduto. Un gruppo di fans per l’atto compiuto da Massimo Tartaglia ha in pochissimo tempo toccato numeri sensibili che fanno amaramente pensare.

Com’è possibile che si possa esprimere tanta rabbia, odio, rancore verso una persona? Ma soprattutto com’è possibile che i gestori di detti siti, dei social network, delle chat e di tutto quanto ruota attorno alla rete permettano che ciò accada?

Qui non si tratta di censurare, qui si tratta di domandarsi cos’è lecito pubblicare e cosa no. E’ ovvio che se una persona qualunque inviasse una lettera al direttore di qualunque giornale o periodico stampato scrivendo offese, ingiurie, o anche solo inneggiando a una persona psicolabile che ha commesso un gesto folle e da censurare non vedrebbe mai tale lettera pubblicata e, magari, qualche direttore, in taluni casi, provvederebbe a rigirare la lettera alle autorità giudiziarie per eventuali loro valutazioni.

In internet no, in detto strumento di libertà e democrazia, di comunicazione al mondo, parrebbe che tutto sia possibile senza alcuna regola. Sussiste una libertà tale che sfocia nell’anarchia. Così anonimamente si può diffamare, fare allusioni, insinuare falsità o verità che vengono manipolate per attaccare qualcuno, creare un clima di contrapposizione, violenza e odio.

Sussistono molte presenze in rete che puntano all’istigazione anche verso la delinquenza. Che dire poi di tutte quelle proposte pro-anoressia, favorevoli all’uso di sostanze proibite, della pedofilia. Eppure nonostante i continui e ripetuti interventi di tanti che chiedono regole per la rete non si fa nulla o si fanno intervenire le autorità preposte solo dopo che il danno è stato compiuto, senza alcun rispetto preventivo della persona umana.

Certamente un dovere ce l’hanno le persone più in vista, famose o note che dir si voglia. Sono dei modelli comportamentali per la posizione che ricoprono, contribuiscono a creare un clima di positività o negatività. Ergo, se un politico, un cosiddetto vip, uno sportivo o un personaggio di altri settori appiano in tv e rendono testimonianze “pulite” e di rispetto fanno un servizio alla comunità, ma se in televisione ci vanno per urlare, per offendere e dipingere l’altro, chiunque esso sia, come un nemico da abbattere e non come uno diverso da me o che la pensa in maniera differente, il messaggio che si invia a tutti è di intolleranza e sopraffazione, dando così modo ad altri, magari, di fare la stessa cosa.

E siccome in questa società dell’apparire se ci sei ok, altrimenti non esisti ecco che per esserci occorre andare su internet, anche solo anonimamente o con pseudonimi pur di mandare avanti la propria idea “contro” e troppo spesso di odio e violenza.

Occorre mettere un freno a tutto ciò, ovvero servono nuove regole per la rete eliminando subito l’anonimato. Chi lo fa? Il Parlamento dovrebbe battere un colpo, subito.

Daniele Damele

www.danieledamele.it

Daniele Damele è laureato in Scienze politiche ed è dottore di ricerca in Politiche di Sviluppo e Gestione del Territorio all’Università di Trieste, giornalista pubblicista dal 1986, dirigente amministrativo di ruolo a tempo indeterminato alla Provincia di Udine dal 2004. Ideatore di trasmissioni radiofoniche e televisive, da anni si muove a favore dei giovani non solo mirando a tutelare gli stessi da possibili contenuti pericolosi presenti in vari strumenti di comunicazione (tv, internet, videogiochi, telefonini, specie di nuova generazione), ma anche battendosi per garantire loro spazi di confronto, analisi e incontro valorizzando le loro idee. E’ direttore responsabile di “Udine economia”, mensile della Camera di commercio di Udine, scrive per alcuni siti e periodici.

E’ stato docente di etica e comunicazione all’Università di Udine e Gorizia, consulente del Ministero delle Comunicazioni in materia di radio e televisioni private locali con riguardo alla tutela dei bambini e dei ragazzi, ma anche vice-presidente del Comitato di garanzia Internet e minori, coordinatore del Gruppo di lavoro interministeriale che ha elaborato il codice di autoregolamentazione per la tutela dei bambini in rete e del Gruppo di lavoro Videofonini e minori del Ministero delle Comunicazioni.

Già componente del Comitato Tecnico Interministeriale per l’uso consapevole di Internet del Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie e della Commissione per l’assetto del sistema radiotelevisivo del Ministero delle Comunicazioni oltre che membro del Gruppo di lavoro che ha elaborato il codice di autoregolamentazione Tv e minori e componente del relativo Comitato di controllo in rappresentanza dei Corecom italiani (della cui Conferenza nazionale era Vice-presidente) essendo stato presidente del Corecom del Friuli Venezia Giulia dal ’98 al 2003. E’ stato Commissario straordinario al Comune di Pontebba e alle Ipab di Cividale del Friuli (UD), è iscritto nell’Elenco dei tutori e protutori volontari, dei curatori speciali e degli amministratori di sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia.

Ha scritto sei libri, collabora con associazioni socio-culturali e di volontariato. E’ consigliere provinciale della Federazione italiana di atletica leggera (Fidal) di Udine e responsabile della Commissione “Comunicazione e giovani” del Comitato nazionale Fair play.

Caro Fini, non ti lamentare


Caro Gianfranco, scusa se ti chiamo per nome ma credo proprio di conoscerti da una vita. Ti incrociai infatti in tempi per me ancora scolastici a Trieste, quando tu eri ancora componente del Fronte della Gioventù e le tue idee erano ben chiare e senza dubbi di sorta. Ti ho ammirato e ho cullato l’idea, fino ad un paio di anni fa, che tu fossi uno dei migliori politici che l’Italia avesse avuto. Al di là della colorazione politica mi hanno sempre entusiasmato gli uomini coerenti e convinti. Mi piacevano, oltre a te, Almirante, ma anche Berlinguer, Ugo La Malfa e Bertinotti. Come vedi uomini di estrazione sociale e politica totalmente opposti. Ma tutti avevano una cosa in comune la coerenza. Si la coerenza quella che ad un certo punto della tua vita personale e politica, secondo me, è venuta meno. Forse il tuo pecorso è stato lineare, e forse molti si sono illusi che tu fossi veramente sincero e convinto delle tue scelte, ma si sbagliavano. Il tuo primo errore, il più grande, è stato quello di vendere il tuo partito a Berlusconi. Questo nessuno te lo perdonerà mai. Hai cavalcato per lunghi anni la lenta ricostruzione in termini di credibilità del partito che avevi ereditato da Giorgio Almirante. Eri riuscito ad allontanare l’immagine del partito fascista trasformandolo in partito di destra, moderno e di stampo europeo. Tutti, indipendentemente dal proprio credo politico avevano apprezzato il tuo ruolo fondamentale nel processo di modernizzazione.
Fatto questo, in un solo momento hai distrutto anni di paziente lavoro in cui molti avevano creduto. E’ un suicidio politico imperdonabile. Il venir meno di Alleanza Nazionale ha dirottato i falchi verso l’area Bossiana e le colombe in braccio a Berlusconi. Alla luce di un tuo errore politico, oggi non ti puoi lamentare. Il proverbio dice, “chi rompe paga….”. Non contento di aver infranto ventennali convinzioni ideologiche di una consistente parte di italiani, ora di atteggi a grande statista e pensi forse di ricostruire il grande centro di stampo democristiano con l’amico Casini e addirittura con Rutelli. Due figure politiche che la coerenza non sanno cosa sia visto che cambiano schieramenti ogni stagione. Non sei Andreotti e la sua longevità è dovuta a una intelligenza e furbizia politica che tu hai gia dimostrato, con i fatti, di non avere. Mi dispiace Gianfranco, l’Italia oggi come oggi avrebbe bisogno di uomini come tu hai dimostrato di essere in passato, un passato che evidentemente hai cancellato per sempre. Non ti lamentare Gianfranco, hai scelto la via più difficile, ti auguro buona fortuna perchè ne avrai tanto bisogno. Buon lavoro, per quel che ne rimane.

Caro Fini, non ti lamentare

gianfranco_finiCaro Gianfranco, scusa se ti chiamo per nome ma credo proprio di conoscerti da una vita. Ti incrociai infatti in tempi per me ancora scolastici a Trieste, quando tu eri ancora componente del Fronte della Gioventù e le tue idee erano ben chiare e senza dubbi di sorta. Ti ho ammirato e ho cullato l’idea, fino ad un paio di anni fa, che tu fossi uno dei migliori politici che l’Italia avesse avuto. Al di là della colorazione politica mi hanno sempre entusiasmato gli uomini coerenti e convinti. Mi piacevano, oltre a te, Almirante, ma anche Berlinguer, Ugo La Malfa e Bertinotti. Come vedi uomini di estrazione sociale e politica totalmente opposti. Ma tutti avevano una cosa in comune la coerenza. Si la coerenza quella che ad un certo punto della tua vita personale e politica, secondo me, è venuta meno. Forse il tuo pecorso è stato lineare, e forse molti si sono illusi che tu fossi veramente sincero e convinto delle tue scelte, ma si sbagliavano. Il tuo primo errore, il più grande, è stato quello di vendere il tuo partito a Berlusconi. Questo nessuno te lo perdonerà mai. Hai cavalcato per lunghi anni la lenta ricostruzione in termini di credibilità del partito che avevi ereditato da Giorgio Almirante. Eri riuscito ad allontanare l’immagine del partito fascista trasformandolo in partito di destra, moderno e di stampo europeo. Tutti, indipendentemente dal proprio credo politico avevano apprezzato il tuo ruolo fondamentale nel processo di modernizzazione.
Fatto questo, in un solo momento hai distrutto anni di paziente lavoro in cui molti avevano creduto. E’ un suicidio politico imperdonabile. Il venir meno di Alleanza Nazionale ha dirottato i falchi verso l’area Bossiana e le colombe in braccio a Berlusconi. Alla luce di un tuo errore politico, oggi non ti puoi lamentare. Il proverbio dice, “chi rompe paga….”. Non contento di aver infranto ventennali convinzioni ideologiche di una consistente parte di italiani, ora di atteggi a grande statista e pensi forse di ricostruire il grande centro di stampo democristiano con l’amico Casini e addirittura con Rutelli. Due figure politiche che la coerenza non sanno cosa sia visto che cambiano schieramenti ogni stagione. Non sei Andreotti e la sua longevità è dovuta a una intelligenza e furbizia politica che tu hai gia dimostrato, con i fatti, di non avere. Mi dispiace Gianfranco, l’Italia oggi come oggi avrebbe bisogno di uomini come tu hai dimostrato di essere in passato, un passato che evidentemente hai cancellato per sempre. Non ti lamentare Gianfranco, hai scelto la via più difficile, ti auguro buona fortuna perchè ne avrai tanto bisogno. Buon lavoro, per quel che ne rimane.